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5 Giugno 2011

Yellow Moon (racconto)

“Yellow Moon” – Neville Brothers
 

Lo chiamavano “Lo Squalo” per la sua ingordigia.
Era partito dal nulla e con il trascorrere del tempo, aveva creato un impero economico che toccava tutti i continenti.
Altri invece lo chiamavano “Il Collezionista” perchè, anno dopo anno, era riuscito ad impossessarsi di molte delle aziende più importanti del paese.
In tanti, se non tutti, parlavano di lui, ma in verità nessuno lo conosceva.
Astuto. Spietato. Ingordo.
Questi gli aggettivi che venivano maggiormente utilizzati per descriverlo, ma pochi, in verità, avevano avuto l’occasione di scambiare anche solo qualche parola con lui.
Si diceva in giro, sottovoce naturalmente, che la sua fortuna fosse dovuta ai favori di certi politici, ampiamente ricompensati in seguito.
Nessuno aveva mai osato mettersi contro di lui e chi ci aveva anche solo provato, era stato inesorabilmente schiacciato.
Un giorno scoppiò lo scandalo.
Il solito personaggio, a cui la storia aveva riservato, secondo lui, troppa poca luce; a cui la cara mammina, politica o finanziaria che fosse, aveva dato una fetta di torta troppo piccola, si era scoperto un giorno redento e stanco dell’ipocrisia generale.
La marea di merda era dilagata velocemente, travolgendo tutti.
Alleati contro gli alleati, amici contro gli amici, fratelli contro i fratelli e tutti contro un uomo solo: “lo Squalo”.
Finalmente.
La sera antecedente alla prima udienza del processo “Il Collezionista” non era affatto preoccupato. In tanti l’avevano attaccato in quei mesi, ma aveva ricevuto anche molti attestati di stima, soprattutto dagli uomini del vero potere, non quello che molti blateratori televisivi credono di avere solo perchè compaiono giornalmente all’interno della scatola magica.
Questo lo faceva sentire al sicuro.
Era piena estate e lui si stava trasferendo dalla sua villa sul lungomare al suo ufficio per dare un’occhiata alle ultime carte in vista dell’interrogatorio del giorno successivo.
Appena in auto squillò il telefono, era il Presidente, che lo salutò con calore, lo rassicurò, aggiungendo: “Io non devo certo insegnarle nulla, ma molti nostri comuni amici sono preoccupati. Dalla sua deposizione dipende non solo il nostro futuro, ma quello del Paese intero, quindi non solo lei dovrà essere scagionato, ma la sua assoluzione dovrà avere un tale forza persuasiva, da cancellare ogni dubbio su questa classe politica; stiamo già lavorando in merito. Comunque confidiamo pienamente nelle sue capacità. Non è solo, se lo ricordi”
Lo Squalo sorrise. Aveva paura anche lui, il Presidente.
Da un giorno all’altro si erano evidentemente accorti che se avesse parlato, cioè se avesse detto la verità, tutto un mondo sarebbe scomparso.
Un po’ come era successo per i dinosauri.
Rise un altro po’ all’idea di un parallelo, non troppo campato per aria, tra uno pterodattilo ed il Presidente, poi si accorse che l’auto era ferma tempo.
“Che succede?” chiese al suo autista. “Mi dispiace dottore” disse l’uomo “Oggi ci devono essere delle feste in spiaggia e le strade sono intasate dalle auto”.
La cosa lo rese  nervoso.
Pensò ancora una volta alle parole del Presidente “Non è solo…”.
Che enorme bugia! Pensò alla sua solitudine, soprattutto in quella serata. Certo era circondato di giornalisti, poliziotti, segretarie e politicanti, ma quelli della sua famiglia dov’erano? Non avevano neanche telefonato.
Provò a farlo lui.
Chiamò sua moglie, anzi, la sua ex-moglie, visto che erano divorziati da sette anni. Nonostante la separazione si sentivano abbastanza spesso. Lei si era risposata con un medico di cui era sempre stata innamorata, per scoprire, dopo poco tempo, che non era affatto quella splendida persona che credeva. Da quel momento viveva un’apatica esistenza fatta di sigarette e sonniferi.
Fu la cameriera a rispondere, lo mise in attesa, e quando tornò, disse che era dispiaciuta,  non si era accorta che la signora era già uscita.
Il Collezionista provò una forte sensazione di amarezza. Era ovvio che la sua ex moglie era in casa, ma non voleva parlare con lui. Perchè? Era forse per dire “Ognuno ha i suoi problemi. I tuoi non mi interessano”
Tentò con sua figlia, anche se sapeva già che non gli sarebbe andata meglio. Paola era una ragazza intelligente e responsabile, ma la lontananza da lui e dalla madre, sempre impegnati, l’aveva resa fredda e cinica. Quando la salutò infatti il suo tono non fu dei più amichevoli “Perchè mi hai chiamato?” chiese con durezza. Lo Squalo quella sera non aveva voglia di combatterla “Desideravo solo sentire la tua voce. Ne avrà pure diritto un padre…” Paola invece non aveva abbassato la guardia “Ti ricordi di essere mio padre solo quando hai bisogno” esclamò, l’uomo si sentì una merda “Perchè dici così? Sai che non è vero… ora sei una donna,  sai che ho commesso degli errori, ma non puoi avercela con me per tutta la vita. Mi piacerebbe un giorno che noi..” la figlia non gli fece finire la frase “Un giorno noi non ci diremo più nulla e spero che accada presto! Ora ho da fare, scusami” e riattaccò. Nonostante le frasi di Paola, lo Squalo non si sentì a terra; capiva di averle fatto del male e comprendeva il suo risentimento.
Sapeva però che un giorno, avrebbe tentato lei stessa di ricostruire un dialogo. Era quello che sperava.
Certo che Paola era una bella carogna, ma anche lui da giovane non scherzava. L’unico della famiglia che avesse buon cuore era Leonardo, l’altro suo figlio.
Un ragazzo straordinariamente dolce e gentile. Si ricordò che non lo andava a trovare da mesi, ma con questo processo tra i piedi era difficile ricordarsi di tutto. In più l’istituto dove era alloggiato era un bel po’ fuori mano. Era sicuro che Leonardo comunque non gli avrebbe serbato rancore, sarebbe stato entusiasta di vederlo, come sempre.
Rammentava sempre, con un po’ di vergogna, il momento in cui gli dissero che il suo secondogenito e primo maschio, erede di un nome tanto temuto, sarebbe stato un povero handicappato come tanti. Ricordava la sua rabbia verso il cielo, che fino ad allora era stato così benevolo con lui e l’odio provato nei confronti di quella creatura innocente. Per anni non si dette pace e cercò di stare il più possibile lontano da casa, per evitare quella persona che per lui altro non era che una larva un po’ più grossa ed ingombrante. Del resto lui era sempre “impegnato per affari”. Lo era quando sua moglie aveva bisogno, lo era quando i suoi figli lo reclamavano, lo era addirittura il giorno del funerale di sua madre. Ecco dove nasceva l’odio di Paola, l’indifferenza della sua ex moglie che, non senza una certa dose di disprezzo, gli diceva “Sei talmente pieno di te, che non hai nemmeno l’amante. Almeno mi struggerei per qualcosa!” Ed era vero.
Il traffico continuava a non proseguire e l’ingorgo era diventato gigantesco. Quell’auto stava diventando una prigione e, per ora, pensò  ironicamente, non era stato ancora condannato. “Vado a fare una passeggiata sulla spiaggia” disse all’autista “Quando tutto questo caos sarà finito, torna pure a casa. In città ci andremo domani mattina presto” Il guidatore provò a contestare, pensava potesse essere pericoloso, ma lo Squalo lo rassicurò, poi era perfettamente inutile contraddirlo. Era sicuro che da qualche parte ci fosse qualcuno incaricato di tenerlo d’occhio, ma poteva anche non esserci, tutti infatti lo conoscevano come un duro e la maggior parte delle persone era sicura che non avrebbe detto assolutamente nulla. L’ordine generale sarebbe rimasto intatto.
In quel momento, nessuno gli voleva male; sia amici che nemici.
Il suo silenzio conveniva a tutti.
Gli stabilimenti balneari brulicavano di persone, ma il Collezionista se ne tenne al largo, qualcuno lo avrebbe sicuramente riconosciuto. C’era festa ovunque, lui ignorava il perchè, ma la cosa lo mise di buon umore, anche se preferiva passeggiare al buio, lungo la battigia.
Dopo un po’ si sentì stanco ed assetato, non voleva entrare in uno di quei bar affollati, ma qualcosa di fresco gli avrebbe fatto bene.
Ad un tratto notò una specie di capanna, un chiosco leggermente più grande, su cui campeggiava la scritta “Luna Gialla”; non sembrava molto frequentato, così si avvicinò.
All’interno infatti c’erano solo due persone: il barista ed un cliente. Non che meritasse molto: quel posto era angusto e disordinato, con foto su tutte le pareti, pesci ed uccelli imbalsamati ovunque, sembrava più una vecchia baracca da pescatori che un bar. Faceva comunque al caso suo, che non aveva certo voglia di ressa dato che ne avrebbe avuto abbastanza il giorno dopo, in tribunale, fra poliziotti, giornalisti, curiosi e contestatori.
Ordinò una birra. Il barista, un tipo arcigno, con il viso solcato da migliaia di rughe, era impegnato a raccontare delle barzellette sconce al cliente seduto ad un tavolino, che ogni dieci secondi rideva in maniera spaventosa.
Le storielle non erano granché, ma il modo con cui quel tipo le raccontava, le rendeva speciali. Sembravano fatti realmente accaduti, a cui lui aveva testimoniato. Inizialmente lo Squalo non prestò attenzione, poi non poté fare a meno di farsi trascinare da quel tizio assurdo, che quando se ne accorse, andò da lui. “Sa cosa mi è capitato la settimana scorsa? fu l’inizio del suo racconto “Ero in campagna a fare un giro, mio cugino abita là…sa com’è, mi regala sempre un pollo, o un coniglio, a volte anche dei salami… Comunque ero da quelle parti ed all’improvviso vedo in un cortile una donna che le sta dando di santa ragione ad un bambino. Ho pensato: “Sarà suo figlio…” poi però ho notato che continuava a menarlo; schiaffi, pugni e calci e questo povero bambino che correva piangendo disperato. Alla fine non ce l’ho fatta più e mi sono fermato. Ho gridato alla donna “Signora scusi, ma le sembra la maniera di picchiare un bambino così piccolo?” Lei si è girata e, le giuro, erano anni che non vedevo due occhi così cattivi e mi ha detto “Guardi, lasci stare, questo deficiente si è messo in testa di voler scoreggiare come suo padre ed è già la terza volta oggi che si caga addosso!”
Il cliente al tavolino, esplose letteralmente in una delle risate più incredibili mai udite fino ad allora. Una risata incontenibile e contagiosa. Il Collezionista incominciò a sentirsi allegro.
Il barista però, si mise a studiarlo. Lo osservò a lungo con curiosità, finché esclamò “Ma io a te ti conosco!” e lo Squalo pensò che la sua pace fosse già finita; non poteva dunque muoversi e venire riconosciuto, additato, eventualmente insultato.
“Tu sei Amedeo, quello che andava con la Luisa!” fu la sorprendente affermazione del barista. Ovvio che si trattava di un equivoco, ma la cosa lo divertì, oltre che renderlo più sereno. A quelle parole, il cliente seduto ad un tavolino si voltò “Che cazzo dici Ermanno? Amedeo è molto più vecchio… anzi deve essere morto” L’altro però non si dette per vinto “Tu devi sempre parlare a sproposito” I due iniziarono a litigare finché intervenne proprio il Collezionista nel tentativo di placare gli animi “Scusate se mi intrometto, comunque io non sono Amedeo” la puntualizzazione, per altro già palese, quietò la coppia e riportò la calma  nel locale. “Eppure io a te ti ho già visto da qualche parte” bofonchiò il barista. Lo Squalo ignorandolo andò a sedersi sulla veranda della baracca, da dove poteva godersi un po’ di fresco. L’altro cliente si appostò vicino a lui “Non ci faccia caso” disse indicando l’uomo dietro al bancone “Ermanno è un po’ suonato, ma è una brava persona; noi siamo amici da tanto tempo”
Lo Squalo sorrise tristemente “Bella cosa l’amicizia” fu il suo commento. Quella malinconia colpì molto l’avventore di quel bar scalcinato “Lei non ha amici?” chiese; il grande manager della finanza sorrise candidamente, confessando così ingenuamente di non aver grande familiarità con i sentimenti più elementari.
“E’ giusto!” esclamò improvvisamente il cliente “L’amicizia non esiste; alla fine tutti te lo mettono in culo!”
Dal fondo della sala tuonò la voce del barista “Lo mettono in culo a te perchè ti piace, brutto finocchio!” Ermanno si avvicinò e con tono quasi carezzevole parlò al Collezionista “Non gli dia retta sa, il suo problema è che è un vecchio scemo sfiduciato dalla vita” L’altro cercò di protestare, ma il barista non ci fece caso “Solo perchè un secolo fa è stato piantato dalla moglie, che è scappata con un bagnino” I due erano incredibilmente ridicoli e, forse per questo, incredibilmente umani; così lo Squalo li trovò una compagnia piacevole e buffa, meravigliosamente diversi da tutto quel mondo in cui si era sempre mosso da autentico padrone. Era lì con due tipi assurdi a discutere di cose assurde, ma indubbiamente più tangibili. Si parlava di amore e non di consigli di amministrazione; di uomini che rischiavano la vita in mare e di donne a casa che li tradivano, nessuna cordata di azionisti, zero innalzamento dei tassi.
Ermanno era un vecchio pescatore che per motivi di salute aveva smesso ed aveva messo su quel bar. L’altro si chiamava Gek ed era forestiero; tanti anni prima era andato in quel paese con la moglie in viaggio di nozze e lei l’aveva lasciato sul serio per scappare con un muscoloso bagnino conosciuto sulla spiaggia. Da quel giorno, anziché fuggire, non si era mai mosso da quel paese facendo mille lavori. Descrivevano le loro storie, sia che fossero amare o che fossero amabili, con lo stesso entusiasmo; intercalandole con insulti o barzellette. Era gente con una gran voglia di vivere, come allo Squalo non era mai capitato di vedere.
Con la complicità dell’alcool le ore volarono sulle ali delle tanti chiacchiere, quasi con sorpresa si accorsero che era l’alba.
“Forse è ora che vada a casa” disse il Collezionista, stravolto dalla stanchezza, ma non per questo infelice. Da anni non faceva un solo giorno di ferie e questo piacevole fuori programma aveva ristorato il suo animo.
Gek però non era d’accordo “Che ci vai a fare a casa, non stai bene qua?” anche Ermanno insistette tra un po’ mi portano le paste, così possiamo fare colazione. Aspetta ancora…” Lui scosse la testa “Purtroppo ho tante cose da risolvere oggi” appena finita la frase, fuori dalla baracca si sentì un gran vociare. Uscirono tutti a vedere di che cosa si trattava; erano tre ragazzi giovani. “Ermanno corri!” gridò uno C’è un pesce enorme sulla spiaggia, è finito in una secca” Il barista disse agli altri “Andiamo a vedere” Mentre correvano verso la spiaggia un altro ragazzo raccontò il resto della storia “Eravamo andati là per fare l’alba, ad un certo punto ci siamo addormentati tutti. Quando ci siamo svegliati abbiamo visto questo pesce che si  era arenato. Abbiamo provato subito a muoverlo, ma è troppo pesante e poi… avevamo paura…”
“Cazzo, è uno delfino!” esclamò Ermanno, anche se erano  abbastanza lontani Quando si trovarono attorno all’animale ormai agonizzante, Ermanno iniziò a dare ordini con decisione “Se vogliamo salvarlo, dobbiamo fare in fretta!” gridò a tutti gli altri, poi lo guardò perplesso “Come cavolo ci sarà finito qui? Mah…”
Il gruppo alla meno peggio riuscì ad afferrare  il pesante mammifero ed a portarlo fin dove l’acqua, assai fredda essendo prima mattina, era ad un livello accettabile. In pratica fecero il bagno vestiti, quando però lasciarono l’animale, questi si rovesciò a pancia in su ed iniziò ad affondare.
Pensarono di essere arrivati troppo tardi, ma il delfino ebbe un guizzo e partì a scheggia. Si alzò allora un grido di gioia generale.
Mentre erano tutti di nuovo al “Luna Gialla” ad asciugarsi e riscaldarsi, lo Squalo guardò quei ragazzi che ridevano tra loro. Pensò a suo figlio, che avrebbe potuto essere lì, che avrebbe potuto provare quella gioia immensa di libertà. Avevano più o meno la stessa età. Uno di loro  si avvicinò a lui e sussurrò “Scusi ma lei non è…” Il Collezionista gli fece segno di tacere “Si sono io” disse “Ma lascia stare, fa finta di nulla” Il ragazzo tornò a sedersi incredulo ed intimorito.
Si era fatto tardi, lo Squalo si rivolse ad Ermanno “Ho bisogno di un favore, dovresti accompagnarmi in città. Non posso farne a meno. Ce l’hai un’auto?” l’altro rispose di si e dopo pochi minuti salutarono sia Gek che i ragazzi.
Durante il viaggio Ermanno ed il Collezionista parlarono poco; il vecchio pescatore si lamentò solo un paio di volte, perchè, diceva lui, non amava affatto la città. Era comunque contento, perchè avevano liberato quel delfino “Era da quando ero un ragazzo che non ne vedevo da queste parti” disse “Sarà un giorno fortunato oggi, per tutti noi. Anche per te”
Lo Squalo sorrise.
Quando arrivarono di fronte al tribunale, c’era una gran folla in attesa. In giro si era addirittura sparsa la voce che il grande finanziere fosse scomparso; le solite voci bene informate lo davano in fuga all’estero.
“Lasciami qui” disse lo Squalo, mentre Ermanno guardava la ressa al di là della strada con sospetto. “Sta aspettando te, tutta quella gente?” chiese.
Il Collezionista sospirò “Penso proprio di si” disse con un filo di voce. Il pescatore sgranò gli occhi “Allora sei una persona importante!” esclamò.
Lo Squalo si mise a ridere “Già! ….ma da domani credo che non lo sarò più” Tese la mano ad Ermanno che gliela strinse con forza e poi si raccomandò “Vienimi a trovare” Il magnate scosse la testa “Certo e porterò anche mio figlio. Arrivederci” Richiuse la portiera e si buttò in pasto alla folla che appena lo adocchiò, corse all’impazzata verso di lui.
Ermanno ingranò la marcia e si allontanò velocemente; lui non amava la ressa.

Subito dopo si chiese dove aveva già visto quel tipo.

Archiviato in: Racconti — Stefano @ 23:11

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