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12 Novembre 2008

Contratto di schiavitù - Tatiana Carelli - Mondadori

Ho sempre ammirato chi è capace di scrivere senza un “centro”,More... in assenza cioè di un polo gravitazionale attorno al quale gira tutta la narrazione; la famosa “idea” di una storia, il cuore del romanzo da cui scaturisce la trama. “Contratto di schiavitù” è una vertigine continua di fatti, pensieri, sensazioni che soffocano il lettore fino alla liberazione finale; un labirinto in cui è facile perdersi, ma è impossibile non ritrovarsi. Si tratta di una storia contemporanea, ma non solo nel senso che è di questi tempi, ma da’ proprio l’idea di accadere nel momento in cui la si sta leggendo. In più è un romanzo “liquido”, perché prende la forma di chi lo scopre pagina dopo pagina, ma anche perché all’interno vi è abbondanza di fluidi: sangue, sperma, alcool, the, caffè, sudore, saliva. Tatiana è poi una delle poche autrici attente all’architettura vera e propria, avendo nelle sue corde la capacità di sapere narrare in poche parole interni ed esterni che ci riconsegnano un mondo allucinato e disperato. Strapieno di personaggi talmente irreali da essere autentici, “Contratto di schiavitù” è un’opera che può piacere oppure no, ma non assomiglia a nessun libro scritto di recente in Italia e non scimmiotta nemmeno un modello straniero col suo stare tra il dramma e la pochade. Come dicevo all’inizio, la storia di Vita, la protagonista, è quello che Hitchcock avrebbe chiamato Mc Guffin, un falso punto di interesse, intorno al quale gravita  un mondo fatto di pulsioni a cui nessuno, seppur avvisato, è incapace di sottrarsi.

Archiviato in: Recensioni — Stefano @ 09:30

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