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6 Aprile 2008

Accidentally like a martyr - Warren Zevon (Racconto)

Non ricordo la prima volta che vidi Marina.
Solo due cose: io ero poco più che un ragazzo e lei bellissima.
La sua immagine mi tormentò per un’estate intera, la incontravo quasi tutte le sere, ma mai sola volta che abbia avuto il coraggio di avvicinarla.
Di lei conoscevo le movenze, ogni millimetro del suo viso, ogni piega del suo corpo, ma ne ignoravo il nome.
Solo qualche mese dopo, per pura casualità lo imparai e tramite un conoscente comune, venni a sapere quasi tutto su di lei: età, indirizzo, parentele e pettegolezzi vari, tra cui il più importante, l’unico a cui potessi prestare attenzione: nella sua vita non c’era nessun fidanzato.
Nel mio cervello si creò un corto circuito dovuto al polo positivo (+) che mi vedeva già convolare a nozze ed il polo negativo (-) che invece mi indicava la strada del rifiuto.
Non che avessi grandi nozioni sull’elettricità, ma quello che avveniva dentro di me aveva a che fare di certo con l’alta tensione, anche perché mi trovavo a metà strada tra il settimo cielo e la fogna del fallimento.
Sapevo chi era, dov’era, come impiegava il suo tempo, anche parte dei suoi gusti; sapevo tutto insomma, fuorché cosa fare.
Andai avanti così per molto tempo, finché mi ammalai; non di amore però, ma di semplice virus influenzale. Una settimana di vomito e brividi che  ebbero anche il potere di accentuare la mia depressione sentimentale.
Per uscirne incominciai a mettere parte dei miei pensieri su carta e questi pensieri pieni di febbre si trasformarono in frasi compiute e quelle frasi diventarono una lettera che rispecchiava fedelmente i miei sentimenti, così decisi di spedirla a Marina, senza firmarla.
Non poteva dunque esserci risposta a quella missiva, ma il pensiero che sarebbe stata aperta e letta da lei mi dette una nuova forza.
Qualche giorno dopo ne inviai un’altra e così feci nei mesi a seguire ogni volta che sentivo di aver qualcosa da dire.
Marina non era più solo l’oggetto della mia passione, ma anche la mia confidente più intima e questo me la faceva desiderare ancor di più, anche se correvo continuamente il rischio di non poterla mai afferrare e perderla per sempre.
Il destino, come sempre, decise diversamente.
Una mattina rovistavo tra gli scaffali del mio solito negozio di dischi e quando trovai l’album dei Clash che stavo cercando da tempo l’afferrai voltandomi di colpo urtando la persona che era alle mie spalle.
Neanche a dirlo: era lei, Marina.
Destino del cazzo, se avessi saputo che era così facile venire a contatto, non sarei diventato pazzo per cercare altri miliardi di metodi!
Ma questo succede solo nei film sentimentali, nei racconti mediocri… ed a me è ovvio!
Dopo un attimo di sconcerto le chiesi scusa e pensai con terrore di aver già finito gli argomenti, ma fu lei ad aiutarmi, dicendo di adorare il disco che avevo in mano.
Questo è il paradiso: la ragazza dei tuoi sogni ha anche i tuoi stessi gusti musicali!
Chissenefrega della monotonia dei film sentimentali!
Vinsi la mia introversione trovando le parole giuste per farla sorridere ed, incredibile, ad invitarla per un’uscita a due.
Da quel giorno tutto prese velocità e dopo un mese eravamo insieme, intrisi di una felicità nuova e semplice che nessuno di noi aveva mai provato.
Continuai a scriverle con uno spirito diverso ma senza mai svelarmi e lei non ne fece mai parola, anche perché non ebbe mai alcun sospetto sebbene conoscesse la mia calligrafia.
Per lei, io ed il misterioso ammiratore eravamo due persone distanti quanto due stelle agli estremi di una galassia.
Dopo due anni questa storia finì,  ero stanco di questa piccola bugia ed io pensavo al futuro, ad un futuro insieme a lei.
Pensai male, perché Marina improvvisamente divenne un’estranea: cupa, litigiosa, diversissima da quella ragazza che avevo conosciuto e di cui mi ero innamorato. La nostra relazione ne risentì subito ed in breve tracollò, pensai che come tante cose anche quella era destinata a finire e dopo un furibondo litigio con il più prevedibile scambio d’insulti (tipo “stronzo non mi capisci veramente”) me ne andai sbattendo la porta. 
Appena a casa le scrissi una lettera piena di odio, ma poi la stracciai e cercai di dormire senza riuscirci.
Non ci sentimmo e non ci vedemmo per due mesi,  finché,  come da perfetto decalogo del film sentimentale, ci ritrovammo per caso nel solito negozio di dischi, cercammo di evitarci, ma non ci riuscimmo, era più forte di noi. 
Ci mettemmo a parlare con calma, ritrovando la serenità.  Marina mi chiese che cosa non aveva funzionato, io le dissi che lei era molto cambiata. Mi aspettavo la classica sfuriata, ma non me fregava nulla, invece lei sorrise e mi raccontò una storia incredibile, ma che conoscevo benissimo.
Anni prima, durante un periodo di crisi personale aveva ricevuto una lunga e dolcissima lettera da uno sconosciuto che le aveva ridato ottimismo e speranza. Anche le lettere successive l’avevano aiutata, perché nello stesso periodo aveva incontrato me e la vita era veramente tornata a sorriderle.
Ero stupito dalle sue parole e non sapevo che cosa dire e che cosa fare. Vivevo una specie di strano sdoppiamento della personalità, dovevo essere geloso di me stesso e la cosa mi faceva impazzire.
Marina concluse raccontando che ad un certo punto le lettere si erano interrotte e lei era stata malissimo. Quella persona misteriosa, bontà sua, pur non avendo la mia stessa importanza, le dava sicurezza e la faceva star bene e la fine di quella corrispondenza senza alcuna spiegazione per lei era stato un tradimento.
Scoppiò a piangere e mi abbracciò con forza. Io la strinsi a mia volta e le accarezzai la testa; mi sentivo anche più smarrito di lei. Dirle la verità era un suicidio, dirle qualsiasi banalità sarebbe stato inutile; andai d’istinto: presi la sua testa fra le mani e la baciai.
Era il trionfo del romanzetto rosa, ma stavo troppo bene per pensarci.
E’ ovvio che aspettai un mese prima di scriverle, intanto le cose fra me e Marina si misero a posto.
Le raccontai che ero dovuto andar via per molto tempo e che nel frattempo avevo vissuto una storia d’amore bellissima, ma che volevo continuare a scriverle, perché la consideravo importante e le auguravo di essere felice come mi sentivo io in quel momento.
Marina venne da me due giorni più tardi senza nascondere la sua felicità, mi spiegò  il motivo, ma poi mi chiese scusa. Io sorrisi e dissi che ero contento per lei e che me l’aspettavo, però da quel momento la pregai che quella corrispondenza rimanesse un suo segreto e che non mi mettesse più al corrente.
Pare assurdo, ma per me era difficile da gestire qualsiasi concetto di “altra persona”.
Lei assentì seriamente poi mi baciò, da allora nulla ha più incrinato il nostro rapporto.
Sono passati circa undici anni da quel giorno, io e Marina siamo sposati da cinque ed oggi è nato Alessandro, il nostro primo figlio.
Anche “l’altro” si è sposato e presto anche lui avrà un primogenito, devo solo decidere il nome.
 

Archiviato in: Racconti — Stefano @ 12:47

1 Commento »

  1. Bella storia! Complimenti! Scivola via come un sorso d’acqua fresca, non pesa ed è piacevole da morire!

    Commento di alessio taffarello — 6 Aprile 2008 @ 13:10

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