Stefano Bon Official Website

7 Giugno 2007

Raccontino

Questo raccontino l’avevo scritto per un concorso, ma non è stato selezionato…

 

Fece alcuni rapidi passi, quindi rallentò per poi fermarsi di colpo.
Si guardò intorno con una certa apprensione.
Tutto quello che la circondava non le era ostile, perché allora quello stato di agitazione, quel sapore amarognolo di fallimento?
Là in piedi, dall’ingresso di casa, osservò il divano verdognolo e suo padre che leggeva il giornale; in cucina invece la scena era dominata da sua madre.
Tutto era al suo posto, niente poteva minacciarla, ma lei tornò sui suoi passi.
Si sedette sul letto a meditare, anche se i suoi pensieri erano vaghi, come avvolti da una nebbia azzurrina, più fastidiosa che nociva.
Riprovò e con calma riuscì a raggiungere la porta dell’ingresso, ma fece l’errore di voltarsi.
Era evidente quanto sua madre fosse divertita dal suo inutile girovagare.
Il padre invece le dedicò solo uno sguardo sarcastico.
Diciassette anni senza uscire di casa non erano uno scherzo, tanto che nemmeno lei riusciva a ricordarsi perché si era messa in testa di porre fine a quella volontaria prigionia.
Pensandoci bene non ricordava nemmeno perché fosse iniziata quella  segregazione, ogni tanto percepiva l’ombra di un dolore lontano, ma niente di più.
Aveva deciso che tutta quella storia sarebbe dovuta finire, ma le mancava sempre qualcosa e quel qualcosa non aveva nulla a che fare con il coraggio.
Non riusciva a darsi spiegazioni visto che non c’era niente da vincere, né qualcuno a cui dimostrare qualcosa, tanto meno  a sé stessa.
Da pochi giorni un indefinibile ma implacabile senso di vuoto la accompagnava; non le era mai accaduto; tutti quegli anni di solitudine non erano mai stati vuoti, solo appartati.
Si concentrò meglio incamminandosi quasi ad occhi chiusi, infilò il corridoio e giunse nell’ingresso in un attimo, qui le sembrò che il cuore cessasse di battere, ma cercò di non farci caso, afferrò con forza la maniglia della porta e la spalancò.
Stava quasi per sentirsi mancare le forze, quando la luce proveniente dall’esterno la investì, ma anziché schiacciarla e ricacciarla nel suo antro, le dette una nuova energia che alimentò la sua tempesta emotiva.
Dopo tanto tempo affrontava il mondo senza ansie e questo per lei era fonte di una felicità mai provata prima.
Tornò sui suoi passi per comunicare a sua madre e suo padre questa straordinaria circostanza, ma in cucina non c’era nessuno ed anche il salotto era desolatamente vuoto, corse nelle altre stanze e le fu chiaro che in quella casa, da tempo immemore, l’unica abitante era lei.
Solo in quel momento le parve di individuare la sorgente del liquido nulla in cui era immersa da anni, così si trovò a dover scegliere fra l’eterna disperazione o la sicura prigionia che l’aveva coccolata tutto quel tempo.
Si coprì gli occhi con le mani, come se scavare nel buio la portasse ad una sicura via d’uscita e decise di dar retta al suo cuore robusto e non alla sua mente infetta.
Corse fuori e chiuse la porta alla sue spalle.
Inspirò forte e riaprì gli occhi: l’inferno era di nuovo lì davanti a lei, ma ora non le faceva più tanta paura.

Archiviato in: Cosa?, Racconti — Stefano @ 17:57

Nessun Commento

Spiacente, al momento l’inserimento di commenti non è consentito.