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3 Marzo 2007

E’ uscito!

Finalmente il romanzo dalla fine di febbraio è nelle librerie! Questo è l’incipit:

 

Il giorno in cui sono stata uccisa è stato il più bello della mia vita. 

Ero infelice e mi sentivo stupida, tanto stupida. Mi sentivo stupida e inutile e l’afa mi tormentava nemmeno fossi un cane da slitta, quelli con gli occhi azzurri; ma appena indirizzai lo sguardo a quell’auto, un vento gelido e carico di pioggia spazzò via i miei pensieri e la mia stessa esistenza. 

Una giornata soffocante e malsana. Una giornata di città vuota e silenzio opprimente. Al risveglio, come sempre, tv accesa in salotto, caffelatte freddo sul tavolo della cucina e mia madre stesa sul divano con un braccio sulla testa a coprirsi gli occhi. 

Non un rumore, non una parola, se non quelle della tv per l’ennesima ricetta. Mia madre… La vedo ancora lì, nell’ultima immagine che mi rimane di lei: stesa sul divano di pelle nera, un avanzo del vecchio salotto di sua sorella, dentro una tuta da ginnastica con la giacca spaiata dai pantaloni che la faceva più informe di quello che era in realtà. Non era una brutta donna mia madre, era solo incolore; anzi da giovane assomigliava alla Bellucci, ma è sempre stata una Bellucci senza voglia di vivere. 

Non le ho mai visto un lampo di entusiasmo negli occhi, e quando le ho chiesto il perché, mi ha risposto di aver sofferto tanto, eppure nel suo sguardo non ho mai letto nemmeno le stimmate del dolore. La noia sì, quella l’ho vista; così come la rabbia, fugace, quando ad esempio scopriva che l’ultimo pacchetto di Marlboro in casa era vuoto, ma dolore vero mai. E pensare che aveva sofferto veramente, anche se sembrava che tutto le rimbalzasse. 

Negli anni aveva cercato di attaccarmi la sua totale indifferenza alla vita, di trasformarmi in un essere presente-assente come lei, poi aveva lasciato perdere, insieme a tutto il resto. Io non mi sentivo migliore di lei, né tanto meno diversa. Non mi sentivo e basta. 

Non riuscivo a collocarmi in nessuna situazione. Non riuscivo a capire come e perché fossi venuta al mondo. Non ero bella e non ero brutta. Non ero simpatica, né antipatica. Fino a quella mattina, quando quell’auto, affiancandomi, rallentò…  Avevo compiuto diciotto anni da pochi giorni, ma non c’era stata nessuna festa, del resto non ero diventata adulta, come prima non ero stata bambina.   

Archiviato in: News — Stefano @ 21:46

3 Commenti »

  1. una volta, basterebbe una volta

    Commento di Liò — 29 Aprile 2007 @ 16:00

  2. Ciao sono Sara…la figlia di Argo del mare. Ho letto il libro, e mi è piaciuto da morire! L’ho iniziato la mattina e la sera l’ho finito leggendo anche in macchina di sera alla luce dei lampioni che passavano. Il libro ce l’ho in prestito al momento, ma uno di questi giorni vado in libreria e lo compro! Tanto quei 13 euro se li merita tutti! In bocca al pupo per il futuro… spero di pubblicare anch’io qualcosa prima o poi!

    Commento di Querz — 2 Maggio 2007 @ 19:46

  3. Complimenti!!! ottimo lavoro..

    Commento di davide — 7 Maggio 2007 @ 20:30

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