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22 Marzo 2020

Oltre (racconto)

Fece alcuni rapidi passi, quindi rallentò per poi fermarsi di colpo.
Si guardò intorno con una certa apprensione.
Tutto ciò che la circondava non le era ostile, allora perché l’agitazione, il sapore già amarognolo del fallimento?
Là in piedi, dall’ingresso di casa, osservò il divano verdastro e suo padre che leggeva il giornale; mentre in cucina era sua madre a dominare la scena.
Il tipico quadretto familiare colorato a pastello.
Lui concentrato nel tentativo di assimilare parole e concetti che giorno dopo giorno si facevano sempre più complessi o astratti; lei volteggiante sulle note diffuse dalla radio perennemente accesa.
Tutto era al suo posto, niente poteva minacciarla, lei invece tornò sui suoi passi.
Si sedette sul letto a meditare; i suoi pensieri erano vaghi, come avvolti da una nebbia azzurrina, più fastidiosa che nociva.
Riprovò e con calma riuscì a raggiungere la porta dell’ingresso, ma fece di nuovo l’errore di voltarsi.
Era evidente quanto sua madre fosse divertita dal suo inutile girovagare e intanto continuava a canticchiare il motivetto trasmesso in quel momento
Il padre invece, sollevò gli occhi da una incomprensibile dichiarazione di un ministro per dedicarle giusto uno sguardo sarcastico.
Diciassette anni senza uscire di casa non erano uno scherzo; un periodo lunghissimo, lungo al punto che nemmeno lei riusciva a ricordarsi perché si era messa in testa di chiudersi fra quattro mura.
Spesso scavava nelle memoria alla ricerca della causa di quella segregazione volontaria e ogni tanto le capitava di percepire l’ombra di un dolore lontano, ma niente di più.
A dire il vero nemmeno conosceva il motivo per cui aveva deciso di mettere fine a storia così imbarazzante.
Un giorno si era alzata, probabilmente destandosi da uno dei suoi soliti sogni bizzarri, si era guardata allo specchio, poi aveva deciso di dare un’occhiata veloce fuori dalla finestra, una cosa che non faceva mai, il vuoto esterno la riempiva di terrore, le dava l’idea che la volesse risucchiare per poi atomizzarla nel vento; e dopo quell’estremo, per lei, atto di incoscienza, aveva deciso di mettere fine alla sua autoimposta prigionia.
Lo aveva anche comunicato ai suoi genitori, dicendo che voleva andare “oltre”, nessuno sapeva dove fosse il punto indicato, ma il padre, sempre seduto sul divano assorto nella lettura del giornale aveva annuito, mentre la madre aveva sfoderato il suo tipico sorriso bonario che la accompagnava da quando era nata.
Il problema era che a ogni tentativo le veniva sempre a mancare qualcosa e quel qualcosa non aveva nulla a che fare con il coraggio.
Non riusciva a darsi spiegazioni dato che non c’era nulla messo in palio da vincere, né qualcuno a cui dimostrare qualcosa, tanto meno a sé stessa.
Da pochi giorni un indefinibile, ma implacabile, senso di vuoto la accompagnava; non le era mai accaduto; tutti gli anni di solitudine non erano mai stati vuoti, solo appartati.
Si concentrò meglio incamminandosi quasi a occhi chiusi, infilò il corridoio e giunse nell’ingresso in un attimo, qui le sembrò che il cuore cessasse di battere, ma cercò di non farci caso, afferrò con forza la maniglia della porta e la spalancò.
Le forze stavano per mancare, quando la luce proveniente dall’esterno la investì, ma anziché schiacciarla e ricacciarla nel suo antro, le dette una nuova energia che alimentò la sua tempesta emotiva.
Forse l’oltre di cui aveva parlato era al di là della luce.
Dopo tanto tempo affrontava il mondo senza ansie e ciò per lei andava oltre ogni rosea aspettativa.
Un altro “oltre”, si sentiva felice, al punto di mettersi a piangere.
Tornò sui suoi passi per comunicare a sua madre e suo padre la straordinaria circostanza, ma in cucina non c’era nessuno e anche il salotto era desolatamente vuoto, corse nelle altre stanze e le fu chiaro che nella casa, ora se ne ricordava bene, da tempo immemore, l’unica abitante era lei.
Solo allora le parve di individuare la sorgente del liquido nulla in cui era immersa da anni, così si trovò a dover scegliere fra l’eterna disperazione o la sicura prigionia che l’aveva coccolata tutto il tempo.
Ecco cosa significava andare oltre.
Si coprì gli occhi con le mani, come se scavare nel buio la portasse a una sicura via d’uscita e decise di dar retta al suo cuore robusto e non alla sua mente infetta.
Corse fuori e chiuse la porta alla sue spalle.
Inspirò forte e riaprì gli occhi: l’inferno era di nuovo lì davanti a lei, ma ora non le faceva più paura.

Archiviato in: Racconti — Stefano @ 16:48