Stefano Bon Official Website

3 Dicembre 2017

Gli anelli di Saturno

In astrologia la figura del pianeta Saturno ha diversi significati e per lo più hanno tutti a che fare con lo scorrere del tempo.
Questa simbologia si riverbera pienamente nel romanzo di Loredana Lipperini e non certo per caso.
Se ascoltiamo gli astrologi della domenica mattina “L’arrivo di Saturno” è sinonimo di sfortuna, o per essere più diplomatici, come devono essere di fronte al loro pubblico di casalinghe e pensionati, di “periodo impegnativo” a cui segue sempre la rassicurante sentenza: “prima di nuovi successi”.
Essendo l’astrologia cosa seria, la questione saturnina è un po’ più complessa e ci riporta tra le pagine del libro e, facendoci guidare da Lisa Morpurgo, troviamo la definizione del pianeta come “rappresentazione della valutazione razionale di tutte le circostanze e in particolare delle circostanze negative”.
Perfetto. Riavvolgiamo il nastro e andiamo al punto di partenza del romanzo.
Ci sono due ragazze nel pieno degli anni settanta, anni particolari in Italia, difficili e esaltanti al tempo stesso, pieni di violenza, ma anche di opportunità irrepetibili e le ragazze sono amiche da sempre, così diverse e così uguali nell’entusiasmo della gioventù.
Sono amiche inseparabili, eppure come capita spesso in queste tipo di avventure degli anni verdi, si perdono di vista e non si ritroveranno più, se non nei ricordi di una e nelle pagine di questo romanzo.
Una è Loredana/Dora, l’autrice, l’altra è Graziella De Palo, giornalista scomparsa a Beirut il 2 settembre del 1980, insieme al collega Italo Toni e quando diciamo scomparsa, non intendiamo morta/assassinata/deceduta, ma proprio svanita, perché di lei e del collega non abbiamo mai saputo più nulla.
Uno dei tanti misteri italiani, plutoniani più che saturnini a dire il vero, abitanti di un luogo la cui mappa oscura riporta parole scritte col sangue e scandite più volte in una litania che non ha portato mai alcuna redenzione: “Ustica” “P2″ “Strage di Bologna” “Servizi deviati”.
Torniamo dunque al testo della Morpurgo che suggerisce a riguardo di Saturno che “la sua simbologia del potere dimostra infatti che esso si erige su una paziente costruzione logica anziché su una funambolica improvvisazione” l’Oscuro Nemico quindi non lo si può andare a combattere con le armi della sfrontatezza o peggio, della seduzione, ma con quelle chirurgiche e silenziose di un’indagine determinata.
Loredana/Dora allora che fa? Si mette alla ricerca di sé stessa, ma soprattutto della verità e non volendo/potendo affrontare il Nemico direttamente, in quanto troppo potente e sfuggente in assoluto, lo attira nella trappola della finzione.
Dice a sé stessa: “se raccontassi l’assurda storia di Graziella, una giovane donna di cui si perdono le tracce e di cui pare non importi nulla a nessuno, familiari a parte che lasciano per strada salute e vita, ma non dignità, e la raccontassi come vera, non mi crederebbero mai; allora ne scrivo un’altra, ancora più assurda, così essendo un romanzo, vengo creduta”
Un’astuzia per confondere l’Oscuro Nemico certo, ma soprattutto per portare il lettore in una zona assai poco visitata dalla narrativa italiana, il fertile giardino dove la Storia, quella dei libri e dei documentari del National Geographic, si va a contaminare con le storie di noi-tutti, edicolante, imbianchino o medico condotto che siamo.
Così seguendo a fasi alterne un falsario di quadri e il suo oscuro (anche lui) committente e le giornate romane di due ragazze che in tempi di paura diffusa non hanno paura di nulla, ci troviamo fra le mani un romanzo che ci sorprende.
In fondo Saturno per i romani era l’identificazione di Crono, niente di meno del “tempo che scorre” e, come si diceva in apertura, il Tempo qui ha un valore assoluto: quello trascorso dal momento della scomparsa, quello che ha permesso a Loredana/Dora di diventare una donna adulta e invece ha congelato Graziella nell’immagine di eterna ragazza e, non ultimo, il Tempo in cui la Lipperini ha utilizzato per concepire e poi scrivere questa storia.
Quindi per assurdo alla fine la domanda “E’ un bel romanzo o un brutto romanzo?” non ci importa perché Saturno ci fa andare oltre (che poi sì, certo che lo è un bel romanzo: compatto, scritto bene, ricco di riferimenti puntuali) ci impone l’esigenza di porre nuove domande, visto che le vecchie non hanno avuto risposte, di usare le armi della finzione per arrivare alla verità.
E infine non possiamo fare a meno di ricordare che Saturno è anche “il destino che si compie” quindi è ora che la verità su Graziella De Palo e Italo Toni venga a galla, che il destino si compia, squarciando persino quel velo vergognoso chiamato “segreto di stato”.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 18:25