Stefano Bon Official Website

1 Novembre 2010

L’inutilità della sepoltura

Due diversi fatti di cronaca degli ultimi tempi mi hanno fatto riflettere sul concetto della conservazione della memoria. Una ragazza di quindici anni cade in scooter e muore sul colpo, un coetaneo in un’altra città, per insondabili motivi, torna a casa da scuola e si spara un colpo di pistola. Ora, a parte il dolore per due vite stroncate troppo presto, o forse proprio grazie a ciò, inizia un accavallarsi di domande e tutte risultano senza risposta, anche perché trattasi di quesiti che rivolgiamo a noi stessi soprattutto per esorcizzare le nostre paure. Fin qui tutto secondo copione, ma c’è una novità, che poi così sorprendente non è ed è la diffusione di queste domande verso una pubblica opinione, una piazza dove i pensieri personali diventano di tutti. E’ attraverso le pagine Facebook dei due ragazzi che amici o semplici sconosciuti hanno consegnato parole, lacrime, dediche che stringono sì il cuore, ma fanno anche meditare. Visitando questi angoli del web si può trovare una piccola funzione funebre permanente, dove i ragazzi parlano dell’amico/a scomparso, ma anche di sé stessi e, senza il rischio di sconfinare nell’assurda pornografia dei “mostri di Avetrana”, è quanto meno interessante oltre che commovente leggere i loro messaggi. Resta scolpita nella mente di tutti la domanda più drammatica (l’unica a cui non si può rispondere) “perché?” e riga dopo riga, si può interpretare la disperazione, il dolore, lo sconforto, ma anche la speranza di un piccolo gruppo di adolescenti che però in quel momento sono tutto il mondo degli adolescenti.
Saltando in un altro continente ed in una situazione ancor più distante dai ragazzi dei nostri tempi, su Myspace mi sono invece imbattuto in varie pagine tributo a soldati caduti in Iraq od Afghanistan. Qui, oltre a bandiere a stelle e strisce svolazzanti, inni vari (si sa: in queste cose gli americani fanno le cose in grande) ci sono anche le biografie dei militari che terminano tutte in quel maledetto giorno che… Nessuna ironia, sia chiaro, la morte è, come diceva Totò “A’ livella” e davanti a lei siamo tutti uguali, ma ancor più che per gli adolescenti italiani ci troviamo di fronte ad una vera e propria lapide elettronica, dove i “sempre nei nostri pensieri” e “non ti dimenticheremo mai” sono ormai superati da biografie piene di richiami suggestivi ed il freddo marmo è stato sostituito da un ipertesto con foto, video, canzoni e spezzoni di film. Ora spostiamoci in avanti di un paio di secoli: dei nostri nonni, ci sarà una fotina con due date; di noi, o meglio dei più egocentrici di noi, ci sarà tutto quello che vogliamo consegnare ai posteri e non solo ad uso e consumo dei nostri figli e nipoti, ma dell’intero pianeta e di tutti quelli che verranno eventualmente scoperti in futuro. In un film troppo sottovalutato del 1995 “Cosa fare a Denver quando sei morto”, un ex gangster si guadagnava da vivere girando piccoli film che i malati terminali realizzavano per i propri cari; a suo tempo sembrava una bizzarria, ma allora l’unico Grande Fratello di cui si conosceva l’esistenza era quello di Orwell. Io di tutta questa storia non vedo nulla di malato, anzi faccio un’ulteriore considerazione: in prossimità del 2 novembre, come tutti gli anni, ci si lamenta della mancanza di spazio per nuovi cimiteri; se tutti noi avremo su un server il nostro spazio dove poter essere ricordati, basterà farci cremare e disperdere le ceneri al vento ed ecco che non ci sarà alcun bisogno di camposanti. Certo, i fioristi non saranno d’accordo con me e la mia non è una volgare esibizione di cinismo, ma come tutte le altre cose, credo che anche la morte o meglio la gestione del lutto, in futuro verrà modificata dalle innovazioni tecnologiche.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 21:10