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28 Gennaio 2018

L’elogio della sconfitta

In seguito all’eliminazione della nazionale italiana di calcio dai prossimi mondiali e la burletta, o farsa che dir si voglia, sulla seguente caccia al responsabile, mi è capitato di ripensare alla “Lentezza della luce” di Michele Dalai (Mondadori).
Mi perdonerà (spero) se rileggendo le sue pagine, ho riflettuto su questo Paese che “vive la guerra come una partita di calcio e vive una partita di calcio come una guerra” (frase probabilmente mai detta da Churchill) e i cui abitanti blaterano di sport ovunque, senza poi essere in grado di esprimere un solo dirigente di livello, bensì buffi omini incapaci di articolare una frase compiuta o tronfi personaggi con tanto di messa in piega, generalmente battezzati alla fonte del sessismo o del razzismo.
Lontana da loro e dai “miliardari in mutande” tutto quello che muove invece il lavoro di Michele, cioè la passione, arrivando al punto di elogiare se non magnificare, tutto ciò che qualsiasi addetto ai lavori vede come la peste nera: la sconfitta.
Del resto lui di capitolazioni se ne intende, visto che nel 2011 fece uscire un sapido romanzo intitolato “Le più strepitose cadute della mia vita” (Mondadori) e il coraggio non gli è mancato pubblicando un libello come “Contro il Tiqui Taca - come ho imparato a detestare il Barcellona” (Mondadori) in un momento in cui a Guardiola venivano attribuiti superpoteri assimilabili al mondo Marvel.
Così mentre scorriamo le pagine piene di campi di periferia, goleador scadenti dai soprannomi improbabili e imprese sportive al negativo, veniamo assordati dallo stridore delle dichiarazioni di patetici lacchè pronti a servire il potente di turno, proni a presidenti di società degni solo delle patrie galere, o a sedicenti guerrieri duri e puri, in verità mediocri delinquenti chiamati ultras.
Michele è uomo di mondo e non senza dolore guarda, come me e altri, ai palcoscenici dei pro americani, oppure alla Premier, dove si accoppiano business e passione; dove, certo, dietro ai lustrini c’è una parte oscura, ma i campionissimi prendono la parola per migliorare la società in cui vivono e un potente proprietario di una ricca squadra viene messo alla porta per le sue frasi razziste.
Nel mondo di Dalai, dove la luce è più lenta, possiamo vedere una pura felicità nell’intendere la competizione sportiva come momento di incontro del genere umano, dove tutti portano il proprio dono, chi il talento, chi il carisma, chi l’affetto, perché la vita, si sa, è per forza gioco di squadra e come diceva quell’allenatore slavo di basket “squadra è come sommergibile: uno sbaglia, tutti morti”.
Il libro è anche una lunga confessione di un figlio diventato padre che cercherà, per quanto possibile, di non ripetere gli errori del genitore, e illuminante è già il prologo dove senza alcuna remora scrive, riferendosi a un confronto tra i due di tanti anni prima: “Questo libro è il racconto di tutto quello che non ci siamo detti quel giorno, la storia del lungo percorso necessario a superare la linea e divertirmi nonostante il poco talento”.
In verità di storie in questo libro ce ne sono tante e la bellezza delle parole è nella dignità che viene concessa a ogni personaggio che compare su queste pagine che si tratti di campioni come Nedved o Zola Budd o i Boston Celtics (uno dei grandi amori del nostro…) o di figure secondarie quali l’oscuro Domenichini del Pescara o il panchinaro Dimas (fotografato in un ritratto bizzarro e commovente al tempo stesso) per arrivare a cugini, compagni di scuola e di strada, fino ai padri e ai nonni che ti portano allo stadio e ti fanno innamorare per sempre di una bandiera; perché Michele si inserisce degnamente nella scia di quello che può essere ben definito cintura nera al massimo dan di narratore di storie sportive, cioè Federico Buffa, e non sfigura assolutamente come ha già dimostrato non solo sui libri, ma in televisione e in radio.
E’ dunque alla fine di un lungo ragionamento che mi sono ricordato di questo libro di Dalai, dopo che mio figlio mi ha chiesto “ma questa estate cosa faremo? Per chi tiferemo?” deluso dall’idea dell’assenza del rito pallonaro del mondiale, quegli attimi in cui si esplode al goal tutti insieme, ci si abbraccia anche se non ci si conosce, dimenticando tutti gli affanni.
Mi è tornato in mente il meraviglioso racconto “L’estate di Peter Sellers” con un personaggio indelebile e una storia che mischia abilmente sentimenti personali, tra notti insonni per amore o per passione sportiva e cronaca, durante un’estate che ogni italiano ai tempi ha vissuto a suo modo seguendo la Nazionale sconfitta in finale nel 1994.
Rammentando le righe di questa narrazione ho realizzato cosa ci siamo persi nel 2018, non tanto io (ho già vinto due mondiali da spettatore…) ma i giovani e nel contempo da questo racconto arriva una grande lezione: quando Michele disperato per la sconfitta si lamenta “Abbiamo perso, cosa posso fare ora, cosa faccio?” rivolgendosi all’altro (che, tanto per dire, è il sosia di Peter Sellers in Hollywood Party…) racchiudendo nella tradita passione del tifoso, l’incapacità di trovare una luce per uscire dalla sua personale oscurità.
Sarà il buffo personaggio a dargli e a dare anche a noi, la risposta giusta.
“Non importa, davvero. Abbiamo fatto del nostro meglio, tu non piangere”
Una saggezza semplice, ma profonda, di cui il libro è intriso e che lo sport italiano tutto dovrebbe riappropriarsi prima di soffocare tra le spire di persone sordide e incompetenti.

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27 Dicembre 2017

Top 20 - Anno 2017

Il meglio di un anno ancor meno memorabile, dopo anni già poco memorabili

ALGIERS - The Underside of power - Matador
ARCA - Arca - XI
BEDOUINE - Bedouine - Spacebomb Rec.
BLAENAVON - That’s your lot - Transgressive
THE BLACK ANGELS - Death Song - Partisan
CIGARETTES AFTER SEX - Cigarettes after sex - Partisan
DALEK - Endangered philosophies - Ipecac
MELANIE DE BIASIO - Lilies - PIAS
DOPPELGANGAZ - Dopp Hopp - Groggy Pack
DREAM SYNDICATE - How did I find myself here? - Anti
LA FELINE - Triomphe - Kwaidan
GRAVETEMPLE - Impassable fears - Svart Rec.
CURTIS HARDING - Face your fear - Anti
MARTIN KOHLSTEDT - Strom - Ed.Koch
LCD SOUNDSYSTEM - American Dream - DFA/Columbia
LITTLE BARRIE - Death Express - Non Delux
LINDA PERHACS - I’m a harmony - Omnivore
PETER PERRETT - How the West was won - Domino
PIANO MAGIC - Closure - Second Language
PRIESTS - Nothing feels natural - Sister Polygon

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3 Dicembre 2017

Gli anelli di Saturno

In astrologia la figura del pianeta Saturno ha diversi significati e per lo più hanno tutti a che fare con lo scorrere del tempo.
Questa simbologia si riverbera pienamente nel romanzo di Loredana Lipperini e non certo per caso.
Se ascoltiamo gli astrologi della domenica mattina “L’arrivo di Saturno” è sinonimo di sfortuna, o per essere più diplomatici, come devono essere di fronte al loro pubblico di casalinghe e pensionati, di “periodo impegnativo” a cui segue sempre la rassicurante sentenza: “prima di nuovi successi”.
Essendo l’astrologia cosa seria, la questione saturnina è un po’ più complessa e ci riporta tra le pagine del libro e, facendoci guidare da Lisa Morpurgo, troviamo la definizione del pianeta come “rappresentazione della valutazione razionale di tutte le circostanze e in particolare delle circostanze negative”.
Perfetto. Riavvolgiamo il nastro e andiamo al punto di partenza del romanzo.
Ci sono due ragazze nel pieno degli anni settanta, anni particolari in Italia, difficili e esaltanti al tempo stesso, pieni di violenza, ma anche di opportunità irrepetibili e le ragazze sono amiche da sempre, così diverse e così uguali nell’entusiasmo della gioventù.
Sono amiche inseparabili, eppure come capita spesso in queste tipo di avventure degli anni verdi, si perdono di vista e non si ritroveranno più, se non nei ricordi di una e nelle pagine di questo romanzo.
Una è Loredana/Dora, l’autrice, l’altra è Graziella De Palo, giornalista scomparsa a Beirut il 2 settembre del 1980, insieme al collega Italo Toni e quando diciamo scomparsa, non intendiamo morta/assassinata/deceduta, ma proprio svanita, perché di lei e del collega non abbiamo mai saputo più nulla.
Uno dei tanti misteri italiani, plutoniani più che saturnini a dire il vero, abitanti di un luogo la cui mappa oscura riporta parole scritte col sangue e scandite più volte in una litania che non ha portato mai alcuna redenzione: “Ustica” “P2″ “Strage di Bologna” “Servizi deviati”.
Torniamo dunque al testo della Morpurgo che suggerisce a riguardo di Saturno che “la sua simbologia del potere dimostra infatti che esso si erige su una paziente costruzione logica anziché su una funambolica improvvisazione” l’Oscuro Nemico quindi non lo si può andare a combattere con le armi della sfrontatezza o peggio, della seduzione, ma con quelle chirurgiche e silenziose di un’indagine determinata.
Loredana/Dora allora che fa? Si mette alla ricerca di sé stessa, ma soprattutto della verità e non volendo/potendo affrontare il Nemico direttamente, in quanto troppo potente e sfuggente in assoluto, lo attira nella trappola della finzione.
Dice a sé stessa: “se raccontassi l’assurda storia di Graziella, una giovane donna di cui si perdono le tracce e di cui pare non importi nulla a nessuno, familiari a parte che lasciano per strada salute e vita, ma non dignità, e la raccontassi come vera, non mi crederebbero mai; allora ne scrivo un’altra, ancora più assurda, così essendo un romanzo, vengo creduta”
Un’astuzia per confondere l’Oscuro Nemico certo, ma soprattutto per portare il lettore in una zona assai poco visitata dalla narrativa italiana, il fertile giardino dove la Storia, quella dei libri e dei documentari del National Geographic, si va a contaminare con le storie di noi-tutti, edicolante, imbianchino o medico condotto che siamo.
Così seguendo a fasi alterne un falsario di quadri e il suo oscuro (anche lui) committente e le giornate romane di due ragazze che in tempi di paura diffusa non hanno paura di nulla, ci troviamo fra le mani un romanzo che ci sorprende.
In fondo Saturno per i romani era l’identificazione di Crono, niente di meno del “tempo che scorre” e, come si diceva in apertura, il Tempo qui ha un valore assoluto: quello trascorso dal momento della scomparsa, quello che ha permesso a Loredana/Dora di diventare una donna adulta e invece ha congelato Graziella nell’immagine di eterna ragazza e, non ultimo, il Tempo in cui la Lipperini ha utilizzato per concepire e poi scrivere questa storia.
Quindi per assurdo alla fine la domanda “E’ un bel romanzo o un brutto romanzo?” non ci importa perché Saturno ci fa andare oltre (che poi sì, certo che lo è un bel romanzo: compatto, scritto bene, ricco di riferimenti puntuali) ci impone l’esigenza di porre nuove domande, visto che le vecchie non hanno avuto risposte, di usare le armi della finzione per arrivare alla verità.
E infine non possiamo fare a meno di ricordare che Saturno è anche “il destino che si compie” quindi è ora che la verità su Graziella De Palo e Italo Toni venga a galla, che il destino si compia, squarciando persino quel velo vergognoso chiamato “segreto di stato”.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 18:25

10 Settembre 2017

Le parole delle ragazze

Negli ultimi tempi mi sono trovato a leggere tre romanzi di scrittrici molto brave e, casualmente, (commento banale, residuo di maschilismo novecentesco) anche molto belle: Carmen Pellegrino, Lorenza Pieri e Zadie Smith.
I libri sono usciti da tempo, ma io come lettore sono piuttosto disordinato e seguo sempre dei percorsi tutti miei.
Oltre a essere di autrici donne, questi romanzi hanno numerose affinità: si parla abbandono, di ferite profonde, di fragilità e di impegno politico.
La resa finale però non è la stessa e di fronte alla disarmante spontaneità di Lorenza e Carmen, troviamo lo stizzoso snobismo di Zadie.
Si parla di donne dunque, ma non solo, c’è tutta un’umanità in queste pagine, un sottobosco di rapporti spezzati, di rimpianti, di parole non dette o dette male, poi le cadute, il riscatto (a volte).
In “Se mi tornassi questa sera accanto” (Giunti) c’è un padre che affida al fiume messaggi nella bottiglia per la figlia fuggita chissà dove e assistiamo a questo strano rovesciamento in cui la ragazza è un fantasma negli anni di vita vissuta all’interno della famiglia, per poi diventare “reale”, centrale nei pensieri del padre, una volta che se ne è andata.
Si riscatta così dalla condizione di soldato di un esercito inesistente al soldo del sogno dell’unico uomo di casa, un’utopia che è parabola politica di questo Paese, non per emanciparsi, ma semplicemente per diventare umana.
Di politica ce n’è tanta anche in “Isole minori” (Edizioni e/o) di quella politica che entra nella case, scuote gli animi, divide famiglie, sigla e rompe amicizie, ma che è soprattutto “vita” e non fumo che esce dalle ciminiere parlamentari.
Anche qui c’è la disillusione, le strane curve che il destino ci obbliga a percorrere una volta che abbiamo fatto una scelta e ci sono persone sconfitte, ma mai vinte.
E’ una questione reale e tocca la vita di tutti, quello scarto tra ciò che sogniamo e ciò che effettivamente vediamo realizzato ed è qui che notiamo la grande differenza tra le tre autrici.
Zadie è indubbiamente una delle più importanti scrittrici di questo scorcio di secolo, lo è come figura, un riuscito mix di multiculturalismo e glamour che ha avuto una grande forza nella prima parte degli anni duemila, ma come lettore devo dire che mi ha sempre lasciato freddo.
Ho ripreso in mano “Denti bianchi” per darci un’occhiata, ma come ai tempi dell’uscita, nonostante le molte pagine felici, non mi trasmette nulla.
In “Swing time” troviamo una Zadie più dimessa, una storia semplice, amicizie tradite e famiglie che lasciano segni come fossero ferri roventi, ma non si rinuncia al glamour con una figura di star che pare un surrogato di Madonna talmente scontata da essere vera e una protagonista che annaspa nella vita come più o meno tutti, ma con cui non si riesce a empatizzare.
Non si scappa dunque dalla sensazione di una sorta di virologa che guarda la realtà con il microscopio e che sul vetrino ogni volta mette un elemento o un microbo a suo piacimento per vedere la reazione senza alcuna partecipazione emotiva.
Carmen e Lorenza sono un’altra cosa, è chiaro. I loro personaggi, sono veri, li puoi vedere, sai che in qualche momento della tua vita hai incontrato persone così, con quel viso, quel carattere.
I loro romanzi non divagano, non ti mollano mai perché non devono dimostrare alcuna teoria; sono un continuo perdersi nella sensazione conosciuta da tutti del legare e dello slegare le corde dei sentimenti verso le persone che incontriamo nel nostro cammino di vita.
Eppure sono così diverse le nostre ragazze, anche se si sporcano le mani con una certa retorica (e va bene, che ci siamo pure rotti di tutto questo cinismo…) anche se nascono provinciali, una al mare e una in montagna (ma attenzione: niente “località alla moda”, la pur bellissima Isola del Giglio e gli Appennini, affascinanti, ma pur sempre i cugini poveri delle gloriose Alpi, opposti ai quartieri multiculturali londinesi di Zadie) ma hanno ognuna uno sguardo differente sul mondo, sarà perché Carmen è un’abbandonologa e va ai funerali degli sconosciuti, mentre Lorenza gira il mondo e si perde nel parcheggio del Pentagono e comunque la loro grande capacità di leggere l’animo delle persone è la stessa.
E poi c’è tanta acqua, il mare in un caso, il fiume nell’altro e l’acqua ci porta alla figura della madre, centrale in tutti e tre i romanzi; una combattiva e arrabbiata, una persa per sempre in una nebbia di dolore e falsi ricordi e una impegnata in politica, per tutte la stessa fragilità, la stessa lotta per trovare spazio in un mondo che non le vede, o che quando le vede, le vede per ciò che non sono.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 12:21

27 Dicembre 2016

Top 20 (+1) del 2016

Ecco i miei dischi preferiti del 2016 (altro anno non memorabile, comunque…)

AMERICAN FOOTBALL - American Football - Polyvynyl
AUTECHRE - Elseq 1-5 - Warp
BEN LUKAS BOYSEN - Spells - Erased Tapes
CLIMA -Monumento ao Soldado Desconhecido - Ybmusic
DOUGLAS DARE - Aforger - Erased Tapes
DAUGHTER - Not to disappear - 4AD
DE LA SOUL - And the Anonymous Nobody… - Self/Kobalt
BRIAN ENO - The ship - Warp
NICOLAS JAAR - Sirens - Other People
MICHAEL KIWANUKA - Love & Hate - Polydor
KUTIMAN - 6am - Siyal Records
MITSKI - Puberty 2 - Dead Oceans
MODER- 8 dicembre - Gloryhole Rec.
MYTHIC SUNSHIP - Ouroboros - El Paraiso Rec.
NOTHING - Tired of tomorrow - Relapse
AGNES OBEL - Citizen of glass - PIAS
PALACE - So long forever - Universal
RADIAN - On dark silent off - Thrill Jockey
HOPE SANDOVAL & THE W.I. - Until the hunter - Tendril Tales
NEIL YOUNG - Peace of trail - Reprise

Fuori classifica e fuori quota (presto scriverò una cosina…)
DAVID BOWIE - Blackstar - RCA

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 21:20

27 Dicembre 2015

Top 20 - Anno 2015

Anche per quest’anno: i dischi che mi son piaciuti di più… semplicemente

BANG GANG – The Wolves are whispering – Bang ehf
BOOGARINS – Manual – Fat Possum
JOHN CARPENTER – Lost themes – Sacred Bones
COLDPLAY – A head full of dreams - Parlophone
DEATH CAB FOR CUTIE – Kintsugi - Atlantic
THE DECEMBERIST – What a terrible world, what a beautiful world – Capitol
ELAENIA – Floating points - Pluto
BILL FAY – Who is the sender? – Dead Oceans
FOALS – What went down – Transgressive
FOLLAKZOID – III – Sacred Bones
NILS FRAHM – Solo – Erased Tapes
GHOSTFACE KILLAH & BADBADNOTGOOD – Sour soul – Lex Records
KADAVAR – Berlin – Nuclear Blast
KILLING JOKE – Pylon - Spinefarm
PLATONICK DIVE – Overflow – Black Candy
JOSH ROUSE – The embers of time – Yep Rock
SHINING – International Blackjazz Society - Spinefarm
SLAVES – Are you satisfied? – Virgin
TERAKAFT – Alone – Outhere Rec.
KURT VILE – B’lieve I’m goin’ down – Matador

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 17:02

29 Dicembre 2014

Top 20 - Anno 2014

Anno non formidabile, questo il meglio:

ARCA – Xen – Mute
A WINGED VICTORY FOR THE SULLEN – Atomos - Kranky
BADBADNOTGOOD – III – Innovative Leisure
BARZIN – To live alone in that long summer - Ghost
COLDPLAY – Ghost Stories – Parlophone
DAVID CROSBY – Croz – Blue Castle
DEATH HAS NO DOMINION – D.H.N.D. – SQE Music
DEERHOOF – La Isla Bonita - Polyvinyl
EAGULLS – Eagulls – Partisan
LISA GERRARD – Twilight Kingdom – Gerrard
HAVE A NICE LIFE – The Unnatural World – Enemies List
HIGH HAZELS – H.H. – Heist of hit
LA HELL GANG – Thru me again – Mexican Summer
MAGIC NUMBERS – Alias – Caroline Int.
ZARA MC FARLANE – If you knew her - Brownswood
MARISSA NADLER – July – Sacred Bones
SLEAFORD MODS – Divide and exit – Harbinger Sound
STRAND OF OAKS – Heal – Dead Oceans
TEMPLE OF DUST – Capricorn - DIHO
SHARON VAN ETTEN – Are we there – Jagjaguwar

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 22:13

29 Dicembre 2013

Top 20 - Anno 2013

Nessun album memorabile, comunque i migliori:

ARBORETOUM – Coming out of the fog – Thrill Jockey
BLACK ANGELS – Indigo Meadow – Blue Horizon
BLACK HEARTED BROTHER – Stars are at our home- Slumberland
BORED NOTHING – Bored Nothing – Cooperative Music
JAKE BUGG – Shangri-la - Virgin
CLOUD CONTROL – Dream cave - Infectious
CRASH OF RHINOS – Knots – To lose la track
DARKSIDE – Psychic - Matador
DAUGHTER – If you leave - 4AD
ESBEN AND THE WITCH – Wash the sins not only the face - Matador
FLAMING LIPS – The Terror – Bella Union
GIRLS IN HAWAII – Everest – Naïve          
INNODE – Gridshifter – Ed. Mego
JEX THOTH – Blood Moon Rise – I hate
MARK KOZELEK & J.LAVALLE – Perils of the sea – Caldo Verde
KYLESA – Ultraviolet – S. of Mist
LUMERIANS – The high frontier - Partisan
MOONFACE – Julia with blue jeans on - Jagjaguwar
AGNES OBEL – Aventine – PIAS
STILL CORNERS – Strange pleasures – Sub Pop
 

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 23:38

5 Gennaio 2013

Top 20 Anno 2012

Altro anno non memorabile per la musica ma…

THE BOATS – Ballads of the research department – 12K

CLOUD NOTHINGS – Attack on memory – Carpark Rec.

DEAD CAN DANCE – Anastasis – PIAS

GIARDINI DI MIRO’ – Good luck – Santeria

GRAVENHURST – The ghost in daylight – Warp

GLEN HANSARD – Rhythm and repose – Anti

HOW TO DRESS WELL – Total loss – Weird World

DAMIEN JURADO – Maraqopa – Sec. Canadian

MINT JULEP – Save your season – Unseen

MOUNT EERIE  - Clear moon – Elverum e Sun

NEUROSIS – Honor found in decay – Neurot

OM – Advaitic songs – Drag City

PALLBEARER – Sorrow and extinction – Profound Lore

PIANO MAGIC – Life has not finished with me yet – Second Language

POLIcA – Give you the ghost – Memphis Ind.

RIVAL SONS – Head down – Earache

SLEEPY SUN – Spine hits – The End

SWANS – The Seer – Young God

JESSIE WARE – Devotion – Island

WITCHCRAFT – Legend – Nuclear Blast

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 00:20

5 Gennaio 2012

Top 20 Anno 2011

In un anno di uscite non straordinarie ecco la mia Top 20 musicale.

BEVIS FROND - The leaving of London - Woronzow

BRUTAL TRUTH - End time – Relapse

CHARALAMBIDES  - Exile  – Kranky

COLDPLAY  - Mylo Xyloto - Parlophone

DUM DUM GIRLS  - Only in dreams – Sub Pop

ENSEMBLE   - Excertps  – Fat Cat

FOVEA HEX  - Here is where we used to sing – Janet

TIM HECKER  - Ravedeath 1972 – Kranky

LOW - C’mon – Sub Pop

MASERATI - Pyramid of the sun – Temporary Resistence

OTHER LIVES “Tamer animals – TBD

PONTIAK – Comecrudos - Thrill Jockey

PSYCHIC ILLS  - Hazed dreams – Sacred Bones

RICHMOND FONTAINE - The high country – Decor

SOCIAL DISTORTION - Hard times and nursery rhymes – Epitaph

SONS AND DAUGHTERS  - Mirror mirror – Domino

WASHED OUT - Within and without – Sub Pop

WILD BEASTS - Smother – Domino

WOODEN SHJIPS - West – Thrill Jockey

JAMIE WOON - Mirrorwriting – Polydor

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 09:11
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