Stefano Bon Official Website

22 Marzo 2020

Oltre (racconto)

Fece alcuni rapidi passi, quindi rallentò per poi fermarsi di colpo.
Si guardò intorno con una certa apprensione.
Tutto ciò che la circondava non le era ostile, allora perché l’agitazione, il sapore già amarognolo del fallimento?
Là in piedi, dall’ingresso di casa, osservò il divano verdastro e suo padre che leggeva il giornale; mentre in cucina era sua madre a dominare la scena.
Il tipico quadretto familiare colorato a pastello.
Lui concentrato nel tentativo di assimilare parole e concetti che giorno dopo giorno si facevano sempre più complessi o astratti; lei volteggiante sulle note diffuse dalla radio perennemente accesa.
Tutto era al suo posto, niente poteva minacciarla, lei invece tornò sui suoi passi.
Si sedette sul letto a meditare; i suoi pensieri erano vaghi, come avvolti da una nebbia azzurrina, più fastidiosa che nociva.
Riprovò e con calma riuscì a raggiungere la porta dell’ingresso, ma fece di nuovo l’errore di voltarsi.
Era evidente quanto sua madre fosse divertita dal suo inutile girovagare e intanto continuava a canticchiare il motivetto trasmesso in quel momento
Il padre invece, sollevò gli occhi da una incomprensibile dichiarazione di un ministro per dedicarle giusto uno sguardo sarcastico.
Diciassette anni senza uscire di casa non erano uno scherzo; un periodo lunghissimo, lungo al punto che nemmeno lei riusciva a ricordarsi perché si era messa in testa di chiudersi fra quattro mura.
Spesso scavava nelle memoria alla ricerca della causa di quella segregazione volontaria e ogni tanto le capitava di percepire l’ombra di un dolore lontano, ma niente di più.
A dire il vero nemmeno conosceva il motivo per cui aveva deciso di mettere fine a storia così imbarazzante.
Un giorno si era alzata, probabilmente destandosi da uno dei suoi soliti sogni bizzarri, si era guardata allo specchio, poi aveva deciso di dare un’occhiata veloce fuori dalla finestra, una cosa che non faceva mai, il vuoto esterno la riempiva di terrore, le dava l’idea che la volesse risucchiare per poi atomizzarla nel vento; e dopo quell’estremo, per lei, atto di incoscienza, aveva deciso di mettere fine alla sua autoimposta prigionia.
Lo aveva anche comunicato ai suoi genitori, dicendo che voleva andare “oltre”, nessuno sapeva dove fosse il punto indicato, ma il padre, sempre seduto sul divano assorto nella lettura del giornale aveva annuito, mentre la madre aveva sfoderato il suo tipico sorriso bonario che la accompagnava da quando era nata.
Il problema era che a ogni tentativo le veniva sempre a mancare qualcosa e quel qualcosa non aveva nulla a che fare con il coraggio.
Non riusciva a darsi spiegazioni dato che non c’era nulla messo in palio da vincere, né qualcuno a cui dimostrare qualcosa, tanto meno a sé stessa.
Da pochi giorni un indefinibile, ma implacabile, senso di vuoto la accompagnava; non le era mai accaduto; tutti gli anni di solitudine non erano mai stati vuoti, solo appartati.
Si concentrò meglio incamminandosi quasi a occhi chiusi, infilò il corridoio e giunse nell’ingresso in un attimo, qui le sembrò che il cuore cessasse di battere, ma cercò di non farci caso, afferrò con forza la maniglia della porta e la spalancò.
Le forze stavano per mancare, quando la luce proveniente dall’esterno la investì, ma anziché schiacciarla e ricacciarla nel suo antro, le dette una nuova energia che alimentò la sua tempesta emotiva.
Forse l’oltre di cui aveva parlato era al di là della luce.
Dopo tanto tempo affrontava il mondo senza ansie e ciò per lei andava oltre ogni rosea aspettativa.
Un altro “oltre”, si sentiva felice, al punto di mettersi a piangere.
Tornò sui suoi passi per comunicare a sua madre e suo padre la straordinaria circostanza, ma in cucina non c’era nessuno e anche il salotto era desolatamente vuoto, corse nelle altre stanze e le fu chiaro che nella casa, ora se ne ricordava bene, da tempo immemore, l’unica abitante era lei.
Solo allora le parve di individuare la sorgente del liquido nulla in cui era immersa da anni, così si trovò a dover scegliere fra l’eterna disperazione o la sicura prigionia che l’aveva coccolata tutto il tempo.
Ecco cosa significava andare oltre.
Si coprì gli occhi con le mani, come se scavare nel buio la portasse a una sicura via d’uscita e decise di dar retta al suo cuore robusto e non alla sua mente infetta.
Corse fuori e chiuse la porta alla sue spalle.
Inspirò forte e riaprì gli occhi: l’inferno era di nuovo lì davanti a lei, ma ora non le faceva più paura.

Archiviato in: Racconti — Stefano @ 16:48

26 Dicembre 2019

Top 20 - Anno 2019

Altro anno senza capolavori, questi i più apprezzati, ma senza alcun colpo al cuore.

AMERICAN FOOTBALL - A.F. (LP3) - Polyvinyl
CATERINA BARBIERI - Ecstatic Computation - Editions Mego
BLACK MIDI - Schlagenheim - Rough Trade
COLDPLAY - Everyday life - Parlophone
DEAFKIDS - Metaprogramacao - Neurot Rec.
ECSTATIC VISION - For the masses - Relapse
FKA TWIGS - Magdalene - Young Turks
KING BUFFALO - Longing to be the mountain - Stickman Rec.
MICHAEL KIWANUKA - Kiwanuka - Polydor
LUCY IN BLUE - In flight - Karisma
MASSIMO VOLUME - Il nuotatore - 42 Rec.
BOB MOULD - Sunshine Rock - Merge
NIVHEK - After his own Death - Autoprod.
THIAGO PETIT -Mal dos tropicos - Tratore
SWANS - Leaving meaning - Young God
TROPICAL FUCK STORM - Braindrops - Joyful Noise
TYLER, THE CREATOR - Igor - Columbia
UNLOVED - Heartbreak - Heavenly
VANISHING TWINS - The age of immunology - Fire
CHELSEA WOLFE - Birth of violence - Sargent House

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 12:47

5 Novembre 2019

Come anime leggere

Non è un caso che li abbia conosciuti lo stesso giorno in un’unica presentazione, perché Sara Gamberini e Stefano Corbetta pur essendo artisti diversissimi sono affini per profondità di scrittura.
Altro punto in comune, non banale, né casuale, è che hanno pubblicato rispettivamente “Maestoso è l’abbandono” e “Sonno bianco” per la stessa casa editrice, la Hacca, splendida realtà indipendente che ha un catalogo di sorprendente qualità, a iniziare dalle inconfondibili copertine; una raffinatezza non fine a se stessa rara a trovarsi nel panorama nazionale.
La cosa che più colpisce di Sara e Stefano è l’attraversare le lande scomode della malattia e i territori raggelati dell’incomunicabilità con un passo leggero, ma inesorabile, perché i temi sono, come si suol dire, urgenti, ma vengono affrontati senza che si perda, nemmeno per un attimo, la speranza che dovrebbe accompagnarci tutti i giorni.
Delle trame non sto a dire nulla, è una piacere scoprirle pagine dopo pagina, si sappia solo che mantengono ciò che i già magnifici titoli promettono.
Sara è una creatura fiabesca e scrive di sé stessa, ma parla a tutti noi, anche se nulla abbiamo a che fare con la psicoanalisi, perché ci narra della nostra anima, di quanto sia un veliero soggetto a subire l’imprevedibilità dei venti.
Stefano invece applica la disciplina anarchica del batterista che è stato, dipanando una storia che è un meccanismo perfetto, ma che lascia spazio a fughe improvvise.
C’è l’universo in questi due romanzi: il crollo e la voglia di ricostruire tutto, il terribile mistero dell’esistenza e il fortissimo richiamo che esercita su di noi. C’è l’alito della morte, ma anche la mappa per sfuggire alle sue trappole, volando altrove, come anime leggere.
Due libri speciali, di un’autrice e un autore speciale e, mi scuso per la ripetizione, una casa editrice speciale.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 22:30

26 Dicembre 2018

Top 20 - Anno 2018

Anche per il 2018 nessun capolavoro che segnerà la storia della musica, quidischi che ho maggiormente apprezzato (20 + 1 questa volta)

GAYE SU AKYOL - Istikrarli Hayal Hakikattir - Glitterbeat
DANIEL BLUMBERG - Minus - Mute
DEATH CAB FOR CUTIE - Thank you for today - Atlantic
DOS SANTOS - Logos - International Anthem
GNOD - Chapel Perilous - Rocket Rec.
JON HOPKINS - Singularity - Domino
HOW TO DRESS WELL - The Anteroom - Domino
ICEAGE - Beyondless - Matador
KRONOS QUARTET & LAURIE ANDERSON - Landfall - Nonesuch
LAY LLAMAS - Thuban - Rocket Rec.
MARISSA NADLER - For my crime - Sacred Bones
OBJEKT - Cocoon crush - PAN
PARK JIHA - Communion - Glitterbeat
PORCHES - The house - Domino
CAT POWER - Wanderer - Domino
SHAME - Songs of praise - Dead Oceans
TRAVIS SCOTT - Astroworld - Epic
TAMINO - Amir - Communion
CHRISTINA VANTZOU - N° 4 - Kranky
ANNA VON HAUSSWOLFF- Dead Magic - City Slang

+ EMEL MATHOUTHI - Ensen - Partisan
forse il migliore di tutti, è del 2017, ma io l’ho scoperto quest’anno.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 18:48

28 Gennaio 2018

L’elogio della sconfitta

In seguito all’eliminazione della nazionale italiana di calcio dai prossimi mondiali e la burletta, o farsa che dir si voglia, sulla seguente caccia al responsabile, mi è capitato di ripensare alla “Lentezza della luce” di Michele Dalai (Mondadori).
Mi perdonerà (spero) se rileggendo le sue pagine, ho riflettuto su questo Paese che “vive la guerra come una partita di calcio e vive una partita di calcio come una guerra” (frase probabilmente mai detta da Churchill) e i cui abitanti blaterano di sport ovunque, senza poi essere in grado di esprimere un solo dirigente di livello, bensì buffi omini incapaci di articolare una frase compiuta o tronfi personaggi con tanto di messa in piega, generalmente battezzati alla fonte del sessismo o del razzismo.
Lontana da loro e dai “miliardari in mutande” tutto quello che muove invece il lavoro di Michele, cioè la passione, arrivando al punto di elogiare se non magnificare, tutto ciò che qualsiasi addetto ai lavori vede come la peste nera: la sconfitta.
Del resto lui di capitolazioni se ne intende, visto che nel 2011 fece uscire un sapido romanzo intitolato “Le più strepitose cadute della mia vita” (Mondadori) e il coraggio non gli è mancato pubblicando un libello come “Contro il Tiqui Taca - come ho imparato a detestare il Barcellona” (Mondadori) in un momento in cui a Guardiola venivano attribuiti superpoteri assimilabili al mondo Marvel.
Così mentre scorriamo le pagine piene di campi di periferia, goleador scadenti dai soprannomi improbabili e imprese sportive al negativo, veniamo assordati dallo stridore delle dichiarazioni di patetici lacchè pronti a servire il potente di turno, proni a presidenti di società degni solo delle patrie galere, o a sedicenti guerrieri duri e puri, in verità mediocri delinquenti chiamati ultras.
Michele è uomo di mondo e non senza dolore guarda, come me e altri, ai palcoscenici dei pro americani, oppure alla Premier, dove si accoppiano business e passione; dove, certo, dietro ai lustrini c’è una parte oscura, ma i campionissimi prendono la parola per migliorare la società in cui vivono e un potente proprietario di una ricca squadra viene messo alla porta per le sue frasi razziste.
Nel mondo di Dalai, dove la luce è più lenta, possiamo vedere una pura felicità nell’intendere la competizione sportiva come momento di incontro del genere umano, dove tutti portano il proprio dono, chi il talento, chi il carisma, chi l’affetto, perché la vita, si sa, è per forza gioco di squadra e come diceva quell’allenatore slavo di basket “squadra è come sommergibile: uno sbaglia, tutti morti”.
Il libro è anche una lunga confessione di un figlio diventato padre che cercherà, per quanto possibile, di non ripetere gli errori del genitore, e illuminante è già il prologo dove senza alcuna remora scrive, riferendosi a un confronto tra i due di tanti anni prima: “Questo libro è il racconto di tutto quello che non ci siamo detti quel giorno, la storia del lungo percorso necessario a superare la linea e divertirmi nonostante il poco talento”.
In verità di storie in questo libro ce ne sono tante e la bellezza delle parole è nella dignità che viene concessa a ogni personaggio che compare su queste pagine che si tratti di campioni come Nedved o Zola Budd o i Boston Celtics (uno dei grandi amori del nostro…) o di figure secondarie quali l’oscuro Domenichini del Pescara o il panchinaro Dimas (fotografato in un ritratto bizzarro e commovente al tempo stesso) per arrivare a cugini, compagni di scuola e di strada, fino ai padri e ai nonni che ti portano allo stadio e ti fanno innamorare per sempre di una bandiera; perché Michele si inserisce degnamente nella scia di quello che può essere ben definito cintura nera al massimo dan di narratore di storie sportive, cioè Federico Buffa, e non sfigura assolutamente come ha già dimostrato non solo sui libri, ma in televisione e in radio.
E’ dunque alla fine di un lungo ragionamento che mi sono ricordato di questo libro di Dalai, dopo che mio figlio mi ha chiesto “ma questa estate cosa faremo? Per chi tiferemo?” deluso dall’idea dell’assenza del rito pallonaro del mondiale, quegli attimi in cui si esplode al goal tutti insieme, ci si abbraccia anche se non ci si conosce, dimenticando tutti gli affanni.
Mi è tornato in mente il meraviglioso racconto “L’estate di Peter Sellers” con un personaggio indelebile e una storia che mischia abilmente sentimenti personali, tra notti insonni per amore o per passione sportiva e cronaca, durante un’estate che ogni italiano ai tempi ha vissuto a suo modo seguendo la Nazionale sconfitta in finale nel 1994.
Rammentando le righe di questa narrazione ho realizzato cosa ci siamo persi nel 2018, non tanto io (ho già vinto due mondiali da spettatore…) ma i giovani e nel contempo da questo racconto arriva una grande lezione: quando Michele disperato per la sconfitta si lamenta “Abbiamo perso, cosa posso fare ora, cosa faccio?” rivolgendosi all’altro (che, tanto per dire, è il sosia di Peter Sellers in Hollywood Party…) racchiudendo nella tradita passione del tifoso, l’incapacità di trovare una luce per uscire dalla sua personale oscurità.
Sarà il buffo personaggio a dargli e a dare anche a noi, la risposta giusta.
“Non importa, davvero. Abbiamo fatto del nostro meglio, tu non piangere”
Una saggezza semplice, ma profonda, di cui il libro è intriso e che lo sport italiano tutto dovrebbe riappropriarsi prima di soffocare tra le spire di persone sordide e incompetenti.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 18:14

27 Dicembre 2017

Top 20 - Anno 2017

Il meglio di un anno ancor meno memorabile, dopo anni già poco memorabili

ALGIERS - The Underside of power - Matador
ARCA - Arca - XI
BEDOUINE - Bedouine - Spacebomb Rec.
BLAENAVON - That’s your lot - Transgressive
THE BLACK ANGELS - Death Song - Partisan
CIGARETTES AFTER SEX - Cigarettes after sex - Partisan
DALEK - Endangered philosophies - Ipecac
MELANIE DE BIASIO - Lilies - PIAS
DOPPELGANGAZ - Dopp Hopp - Groggy Pack
DREAM SYNDICATE - How did I find myself here? - Anti
LA FELINE - Triomphe - Kwaidan
GRAVETEMPLE - Impassable fears - Svart Rec.
CURTIS HARDING - Face your fear - Anti
MARTIN KOHLSTEDT - Strom - Ed.Koch
LCD SOUNDSYSTEM - American Dream - DFA/Columbia
LITTLE BARRIE - Death Express - Non Delux
LINDA PERHACS - I’m a harmony - Omnivore
PETER PERRETT - How the West was won - Domino
PIANO MAGIC - Closure - Second Language
PRIESTS - Nothing feels natural - Sister Polygon

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 13:59

3 Dicembre 2017

Gli anelli di Saturno

In astrologia la figura del pianeta Saturno ha diversi significati e per lo più hanno tutti a che fare con lo scorrere del tempo.
Questa simbologia si riverbera pienamente nel romanzo di Loredana Lipperini e non certo per caso.
Se ascoltiamo gli astrologi della domenica mattina “L’arrivo di Saturno” è sinonimo di sfortuna, o per essere più diplomatici, come devono essere di fronte al loro pubblico di casalinghe e pensionati, di “periodo impegnativo” a cui segue sempre la rassicurante sentenza: “prima di nuovi successi”.
Essendo l’astrologia cosa seria, la questione saturnina è un po’ più complessa e ci riporta tra le pagine del libro e, facendoci guidare da Lisa Morpurgo, troviamo la definizione del pianeta come “rappresentazione della valutazione razionale di tutte le circostanze e in particolare delle circostanze negative”.
Perfetto. Riavvolgiamo il nastro e andiamo al punto di partenza del romanzo.
Ci sono due ragazze nel pieno degli anni settanta, anni particolari in Italia, difficili e esaltanti al tempo stesso, pieni di violenza, ma anche di opportunità irrepetibili e le ragazze sono amiche da sempre, così diverse e così uguali nell’entusiasmo della gioventù.
Sono amiche inseparabili, eppure come capita spesso in queste tipo di avventure degli anni verdi, si perdono di vista e non si ritroveranno più, se non nei ricordi di una e nelle pagine di questo romanzo.
Una è Loredana/Dora, l’autrice, l’altra è Graziella De Palo, giornalista scomparsa a Beirut il 2 settembre del 1980, insieme al collega Italo Toni e quando diciamo scomparsa, non intendiamo morta/assassinata/deceduta, ma proprio svanita, perché di lei e del collega non abbiamo mai saputo più nulla.
Uno dei tanti misteri italiani, plutoniani più che saturnini a dire il vero, abitanti di un luogo la cui mappa oscura riporta parole scritte col sangue e scandite più volte in una litania che non ha portato mai alcuna redenzione: “Ustica” “P2″ “Strage di Bologna” “Servizi deviati”.
Torniamo dunque al testo della Morpurgo che suggerisce a riguardo di Saturno che “la sua simbologia del potere dimostra infatti che esso si erige su una paziente costruzione logica anziché su una funambolica improvvisazione” l’Oscuro Nemico quindi non lo si può andare a combattere con le armi della sfrontatezza o peggio, della seduzione, ma con quelle chirurgiche e silenziose di un’indagine determinata.
Loredana/Dora allora che fa? Si mette alla ricerca di sé stessa, ma soprattutto della verità e non volendo/potendo affrontare il Nemico direttamente, in quanto troppo potente e sfuggente in assoluto, lo attira nella trappola della finzione.
Dice a sé stessa: “se raccontassi l’assurda storia di Graziella, una giovane donna di cui si perdono le tracce e di cui pare non importi nulla a nessuno, familiari a parte che lasciano per strada salute e vita, ma non dignità, e la raccontassi come vera, non mi crederebbero mai; allora ne scrivo un’altra, ancora più assurda, così essendo un romanzo, vengo creduta”
Un’astuzia per confondere l’Oscuro Nemico certo, ma soprattutto per portare il lettore in una zona assai poco visitata dalla narrativa italiana, il fertile giardino dove la Storia, quella dei libri e dei documentari del National Geographic, si va a contaminare con le storie di noi-tutti, edicolante, imbianchino o medico condotto che siamo.
Così seguendo a fasi alterne un falsario di quadri e il suo oscuro (anche lui) committente e le giornate romane di due ragazze che in tempi di paura diffusa non hanno paura di nulla, ci troviamo fra le mani un romanzo che ci sorprende.
In fondo Saturno per i romani era l’identificazione di Crono, niente di meno del “tempo che scorre” e, come si diceva in apertura, il Tempo qui ha un valore assoluto: quello trascorso dal momento della scomparsa, quello che ha permesso a Loredana/Dora di diventare una donna adulta e invece ha congelato Graziella nell’immagine di eterna ragazza e, non ultimo, il Tempo in cui la Lipperini ha utilizzato per concepire e poi scrivere questa storia.
Quindi per assurdo alla fine la domanda “E’ un bel romanzo o un brutto romanzo?” non ci importa perché Saturno ci fa andare oltre (che poi sì, certo che lo è un bel romanzo: compatto, scritto bene, ricco di riferimenti puntuali) ci impone l’esigenza di porre nuove domande, visto che le vecchie non hanno avuto risposte, di usare le armi della finzione per arrivare alla verità.
E infine non possiamo fare a meno di ricordare che Saturno è anche “il destino che si compie” quindi è ora che la verità su Graziella De Palo e Italo Toni venga a galla, che il destino si compia, squarciando persino quel velo vergognoso chiamato “segreto di stato”.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 18:25

10 Settembre 2017

Le parole delle ragazze

Negli ultimi tempi mi sono trovato a leggere tre romanzi di scrittrici molto brave e, casualmente, (commento banale, residuo di maschilismo novecentesco) anche molto belle: Carmen Pellegrino, Lorenza Pieri e Zadie Smith.
I libri sono usciti da tempo, ma io come lettore sono piuttosto disordinato e seguo sempre dei percorsi tutti miei.
Oltre a essere di autrici donne, questi romanzi hanno numerose affinità: si parla abbandono, di ferite profonde, di fragilità e di impegno politico.
La resa finale però non è la stessa e di fronte alla disarmante spontaneità di Lorenza e Carmen, troviamo lo stizzoso snobismo di Zadie.
Si parla di donne dunque, ma non solo, c’è tutta un’umanità in queste pagine, un sottobosco di rapporti spezzati, di rimpianti, di parole non dette o dette male, poi le cadute, il riscatto (a volte).
In “Se mi tornassi questa sera accanto” (Giunti) c’è un padre che affida al fiume messaggi nella bottiglia per la figlia fuggita chissà dove e assistiamo a questo strano rovesciamento in cui la ragazza è un fantasma negli anni di vita vissuta all’interno della famiglia, per poi diventare “reale”, centrale nei pensieri del padre, una volta che se ne è andata.
Si riscatta così dalla condizione di soldato di un esercito inesistente al soldo del sogno dell’unico uomo di casa, un’utopia che è parabola politica di questo Paese, non per emanciparsi, ma semplicemente per diventare umana.
Di politica ce n’è tanta anche in “Isole minori” (Edizioni e/o) di quella politica che entra nella case, scuote gli animi, divide famiglie, sigla e rompe amicizie, ma che è soprattutto “vita” e non fumo che esce dalle ciminiere parlamentari.
Anche qui c’è la disillusione, le strane curve che il destino ci obbliga a percorrere una volta che abbiamo fatto una scelta e ci sono persone sconfitte, ma mai vinte.
E’ una questione reale e tocca la vita di tutti, quello scarto tra ciò che sogniamo e ciò che effettivamente vediamo realizzato ed è qui che notiamo la grande differenza tra le tre autrici.
Zadie è indubbiamente una delle più importanti scrittrici di questo scorcio di secolo, lo è come figura, un riuscito mix di multiculturalismo e glamour che ha avuto una grande forza nella prima parte degli anni duemila, ma come lettore devo dire che mi ha sempre lasciato freddo.
Ho ripreso in mano “Denti bianchi” per darci un’occhiata, ma come ai tempi dell’uscita, nonostante le molte pagine felici, non mi trasmette nulla.
In “Swing time” troviamo una Zadie più dimessa, una storia semplice, amicizie tradite e famiglie che lasciano segni come fossero ferri roventi, ma non si rinuncia al glamour con una figura di star che pare un surrogato di Madonna talmente scontata da essere vera e una protagonista che annaspa nella vita come più o meno tutti, ma con cui non si riesce a empatizzare.
Non si scappa dunque dalla sensazione di una sorta di virologa che guarda la realtà con il microscopio e che sul vetrino ogni volta mette un elemento o un microbo a suo piacimento per vedere la reazione senza alcuna partecipazione emotiva.
Carmen e Lorenza sono un’altra cosa, è chiaro. I loro personaggi, sono veri, li puoi vedere, sai che in qualche momento della tua vita hai incontrato persone così, con quel viso, quel carattere.
I loro romanzi non divagano, non ti mollano mai perché non devono dimostrare alcuna teoria; sono un continuo perdersi nella sensazione conosciuta da tutti del legare e dello slegare le corde dei sentimenti verso le persone che incontriamo nel nostro cammino di vita.
Eppure sono così diverse le nostre ragazze, anche se si sporcano le mani con una certa retorica (e va bene, che ci siamo pure rotti di tutto questo cinismo…) anche se nascono provinciali, una al mare e una in montagna (ma attenzione: niente “località alla moda”, la pur bellissima Isola del Giglio e gli Appennini, affascinanti, ma pur sempre i cugini poveri delle gloriose Alpi, opposti ai quartieri multiculturali londinesi di Zadie) ma hanno ognuna uno sguardo differente sul mondo, sarà perché Carmen è un’abbandonologa e va ai funerali degli sconosciuti, mentre Lorenza gira il mondo e si perde nel parcheggio del Pentagono e comunque la loro grande capacità di leggere l’animo delle persone è la stessa.
E poi c’è tanta acqua, il mare in un caso, il fiume nell’altro e l’acqua ci porta alla figura della madre, centrale in tutti e tre i romanzi; una combattiva e arrabbiata, una persa per sempre in una nebbia di dolore e falsi ricordi e una impegnata in politica, per tutte la stessa fragilità, la stessa lotta per trovare spazio in un mondo che non le vede, o che quando le vede, le vede per ciò che non sono.

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 12:21

5 Settembre 2017

La ragazza che andò all’inferno - I capitolo

«Dov’è l’inferno mamma?»
La domanda di Jacopo la colse di sorpresa.
Dove può aver sentito parlare dell’inferno un bambino?
Riformulò in silenzio la domanda.
«Dov’è l’inferno Anna?»
Lo sguardo di Jacopo andava oltre la semplice curiosità; sentiva che dietro la parola,“inferno”, si celava un mistero.
«E’ al centro della terra, vero?»
Anna fece cenno di sì.
Il piccolo sorrise soddisfatto e si mise su un fianco.
La madre lo baciò e spense la luce.

Il mattino dopo mentre faceva la spesa, Anna tra gli scaffali notò una strana confezione di caramelle.
Afferrò il pacchetto e sul retro vide il disegno di un diavoletto e le tornò in mente la domanda del figlio.
«Dov’è l’inferno Anna?»
Proprio in quell’istante passò un’ambulanza a sirene spiegate e lei provò un’inusuale sensazione di freddo, come se avessero aperto la porta di un frigorifero e pensò che il sibilo la riguardasse.
Cercò di cancellare subito i cattivi pensieri tornando a concentrarsi sulla spesa, scagliando la confezione di caramelle sul ripiano.
Mentre usciva dal supermercato passò un’altra ambulanza accompagnata dal solito fragore, allora tornò l’inquietudine.
Cercò di pensare a qualcosa di piacevole, ma non ci riuscì.
La domanda le risuonò nella mente.
«Dov’è l’inferno Anna?»

Presto l’avresti saputo.

Archiviato in: Cosa? — Stefano @ 13:17

27 Dicembre 2016

Top 20 (+1) del 2016

Ecco i miei dischi preferiti del 2016 (altro anno non memorabile, comunque…)

AMERICAN FOOTBALL - American Football - Polyvynyl
AUTECHRE - Elseq 1-5 - Warp
BEN LUKAS BOYSEN - Spells - Erased Tapes
CLIMA -Monumento ao Soldado Desconhecido - Ybmusic
DOUGLAS DARE - Aforger - Erased Tapes
DAUGHTER - Not to disappear - 4AD
DE LA SOUL - And the Anonymous Nobody… - Self/Kobalt
BRIAN ENO - The ship - Warp
NICOLAS JAAR - Sirens - Other People
MICHAEL KIWANUKA - Love & Hate - Polydor
KUTIMAN - 6am - Siyal Records
MITSKI - Puberty 2 - Dead Oceans
MODER- 8 dicembre - Gloryhole Rec.
MYTHIC SUNSHIP - Ouroboros - El Paraiso Rec.
NOTHING - Tired of tomorrow - Relapse
AGNES OBEL - Citizen of glass - PIAS
PALACE - So long forever - Universal
RADIAN - On dark silent off - Thrill Jockey
HOPE SANDOVAL & THE W.I. - Until the hunter - Tendril Tales
NEIL YOUNG - Peace of trail - Reprise

Fuori classifica e fuori quota (presto scriverò una cosina…)
DAVID BOWIE - Blackstar - RCA

Archiviato in: Perché? — Stefano @ 21:20
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